American gangster

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Eroina e distintivo
L’uno è un’arrampicatore sociale, di quelli che venderebbero la madre pur di arrivare al successo; ma restando, in fondo, un gentiluomo. Mai un’infrazione alle regole (certo, alle proprie regole), mai un eccesso nel vestire, mai un “pisciare fuori dal vasetto”, direbbe uno dei personaggi di Scorsese: il suo mondo è quello del racket d’eroina a New York.
L’altro è uno sbirro, uno sbirro metropolitano, di quelli con la faccia stropicciata dalle tre ore di sonno a notte, dai caffè, con un giubbotto di pelle consunta, schiarita sui gomiti, dal fisico ancora aitante che spunta da sotto la prominente pancia alcolica.
L’uno mette su un pazzesco giro di soldi, diventa il re della “roba” nel Queen’s, favori e regali piovono da tutte le parti, insieme al rispetto e alla considerazione.
L’altro trova un bel gruzzolo di banconote non segnate durante una retata; potrebbe intascarsele, ma non lo fa, e le consegna. Vengono prima la legge, il ruolo, la propria coscienza
L’uno scopre la propria gallina dalle uova d’oro in Vietnam, terra sporca, difficile, ma senza regole, paradiso maledetto dell’eroina. Completa la scalata al potere, porta la povera famiglia in città, la ripulisce, la riveste e la pone alla base di un nascente impero.
L’altro perde tutto, il rispetto e l’amore della moglie, il calore della figlia. Fare il padre non gli riesce, non ce la fa. Il lavoro, l’inseguire il nemico, l’imperativo morale: queste le uniche ragioni di una vita che fatica a decollare.
Due strade destinate a sfiorarsi, a non afferrarsi mai, finchè, un giorno, un vistoso cappotto di ermellino – unica, improvvida concessione al lusso – non farà immortalare uno dei due dall’obiettivo della macchina fotografica sbagliata, che gli si incollerà addosso, che non gli lascerà più respiro.
E i due destini s’incrociano…

Il ritorno di Ridley Scott
L’uno è Denzel Washington, l’altro è Russel Crowe, e a raccontarci la storia – una delle tante storie di poliziotti e gangster, di cappa e spada metropolitana – è il navigato Ridley Scott.
Ingredienti esplosivi per questo American Gangster, che porta a ribalta la (romanzata) storia vera dell’unico malavitoso di colore, Frank Lucas, che ruppe in modo talmente sorprendente il monopolio “italiano” nello smercio newyorkese della droga che, perché la polizia si accorgesse del suo effettivo potere di condizionamento del teatro criminale cittadino, occorsero diversi anni (e un cappotto di pelliccia, come suggerisce Scott).
Fotografia livida, durata che si confà alle ambizioni da nuovo classico, coppia di attori che si ispira ad altri grandi film del genere e di genere (citiamo al volo soltanto Heat, per capirci), trama avvincente, mai forzosamente spettacolarizzata e in grado di tenere sul chi vive il pubblico senza far ricorso ad artificiosi colpi di scena.
Scott ha un’idea chiara in testa, influenzata dalle giungle urbane dei Mann e degli Scorsese, all’epica leoniana del C’era una volta in America: ed è forse questo appiattimento su un passato ingombrante e incombente che smorza l’effetto di un film che, comunque, mantiene un ampio respiro, un passo lungo, non infastidito da ostacoli di sorta. American Gangster, insomma, è un buon film, ordinato, solido, appena aiutato da una regia che sembra a tratti scolastica, didascalica; difetti sui quali, a dire il vero, si potrebbe anche sorvolare. Ma soffre esageratamente di continui rimandi a un background al quale rivolge con costanza il proprio sguardo, finendo così per omaggiare un certo tipo di cinematografia con citazioni colte che non regalano nulla di nuovo a uno spettatore sufficientemente smaliziato.
Certo, il duetto fra un Denzel Washington in forma smagliante e un Russel Crowe calato perfettamente nel ruolo – seppure un po’ manierista nella sua interpretazione – vale il prezzo del biglietto, ma non basta a far centrare l’ambizioso bersaglio a Scott: entrare nel pantheon dei gangster movie di tutti i tempi. Un film che sorvola magnificente le tematiche del genere, ma sempre richiamato a terra, legato dalla ostinata volontà di ripercorrere sentieri fin troppo battuti.

American gangsterultima modifica: 2008-01-08T01:30:00+00:00da arbi07
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